Quando giunsero le aquile lo trovarono incatenato su una pietra, con il becco gli squarciarono il petto, non trovarono peo' nessun cuore da ghermire. Giunse allora il Dio degli uccelli e domandò...
Perchè non hai il cuore?
L'ho donato per amore e dopo non ne ho piu' avuto bisogno...
Si avvicino' e gli asciugo una lacrima, l'altra la pose nel suo petto... Con un gesto richiuse lo squarcio e gli disse...
Adesso hai di nuovo un cuore, è trasparente come quello perduto, ti seguira nel resto della vita.
Egli rispose, ma io non posso vivere, ero Quetzcoatl il serpente piumato, ed ho sbagliato...
E allora ? C'è chi porta una croce e chi porta le piume, da chi credevi venissero le tue piume ?
Si volto' sorridendo e si allontano' nel vento. Un Aquila recise con il becco le catene lo prese e loi porto' al suolo lasciandolo di nuovo solo...
Era stato Erone di Alessandria e Mitra e Apollo, Prometeo e mille altri ancora, ma non aveva mai ritrovato lei perchè il cuore si era perso nel tempo...
Lui era Babel figlio di un mondo lontano, o meglio, cio' che ancora rimaneva di lui...
Le file degli Angeli incolonnati le passarono davanti come storia antica. Dov'erano le colonne che cingevano il tempio, e dov'erano finiti i Dori che le avevano costruite. Nubi velate introflettevano la memoria senza che le immmagini finissero mai di cambiare, come caroselli infiniti. a colorar la notte.
La separazione era insopportabile adesso, la distanza dimensionale dalla fiamma gemella torceva le viscere e squarciava il petto. Tuttavia continuava a ripoetersi quello che sentiva dentro...
Non puoi sentire la mancanza di quello che non hai mai perduto.
Ma nella sua mente le immagini di quel tempio affacciato sulla scogliera, di una tempesta che portava i legni di una nave distrutta sugli scogli appuntiti, del suo pianto che sfidava la pioggia, avvolta nela sua veste leggera con i capelli bagnati e gli occhi verso il cielo, ancora gridava: Non mi lasciare...
Le rispose soltanto il fragore del tuono, ed un lampo improvviso la rese cieca.
Tu m'hai chiesto tempo
e troppo tempo ti lasciai
voglio andare in fondo
e il fondo e' gia' toccato ormai
lento ed invadente
il tuo silenzio avvolge me
rende amara l'aria
che respiro insieme a te
Soli ,
quel giorno che tremavi,
in quella stanza, si'
fu quando gridai,
per dirti di noi
dicevi a me,
non ho piu' niente.
Era,
per darti un po' d'aiuto,
ed ero come te.
ricordo, l'idea,
fu chiara, fu tua
chiedesti a me,
facciamo un viaggio.....
Presto, l'acqua.....
non piu' confine avra',
dicevo guarda il mare,
scenderemo,
verso le terre antiche,
del sud...
La gente, negli occhi......
piu' grandi senza eta',
e nell'istinto avra'
colori audaci,
e nuove intense voci,
per te.....
Poi quell'osservarmi,
che non ricordai.
prima dei tuoi occhi.
di aver visto mai.
quasi fosse strano,
cio' che avvenne poi.
cosa abbiamo fatto,
ci chiedemmo noi....
Se sai
se puoi se vuoi.
domando, spiegami,
cos'e' che ancora fa,
violenza a noi.
Capisci il senso o no....
la voce, il viso tuo,
da riconoscere,
rivoglio a me.
Se sai.
se puoi se vuoi,
la strana nostalgia
che puo' distruggerci,
si disperdera'
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Come prima
Starman e
Nuovo Mondo
anche Country vira per le stelle, l'astronave Terra si prepara al Balzo
dimensionale e il Parvah che è in me torna ancora una volta ad augurarvi